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Gruppo di lavoro n.1:
Miglioramento della gestione delle risorse idriche integrate e della domanda d'acqua
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La FISPMED intende strutturare la propria attività sulla base dei 7 settori inclusi nel "Documento Strategico della FISPMED" adottato nel 2008.
Ciascun settore sarà coordinato da una Task Force ovvero da un gruppo di lavoro specifico che si occuperà di redigere periodici reports sullo stato di avanzamento delle attività nell'area Euro-Mediterranea-Mar Nero.
L' acqua è una risorsa scarsa e fragile, distribuita in maniera diseguale nel tempo e nello spazio. Si crede, inoltre, che il cambiamento di clima comporti volumi più irregolari e più bassi di pioggia. La scarsità di acqua, dovuta a piogge irregolari e all’aridità diffusa, è un vincolo importante per l'agricoltura. L'irrigazione rappresenta il consumo maggiore. Il numero di persone nella regione con meno di 1000 metri cubici di acqua per anno è attualmente di 108 milioni e potrebbe raggiungere i 165 milioni entro il 2025. Alcuni paesi stanno vivendo una situazione critica.
Strategie nazionali hanno sostenuto politiche di approvvigionamento attraverso la costruzione di dighe e pozzi. Tuttavia, molte dighe nei paesi del Mediterraneo meridionale ed orientale perderanno gran parte della loro capacità di immagazzinamento poichè si stanno riempiendo di sedimenti e pochi sono i paesi che potranno ancora sfruttarle nel lungo periodo. Gli strati acquiferi, molti dei quali composti da acqua fossile non rinnovabile, sono sfruttati eccessivamente o degradati in maniera irreversibile dall'intrusione salina. I sistemi idrologici si stanno deteriorando come conseguenza del degrado e dello sfruttamento eccessivo dei bacini di raccolta e della scomparsa delle zone umide. La gestione delle risorse idriche di frontiera è una potenziale fonte di conflitti.
La maggior parte dei paesi mediterranei devono far fronte a diversi problemi inerenti l’acqua:
come gestire le scarse risorse idriche in maniera sostenibile; come assicurare l’accesso all’acqua potabile per gruppi di popolazione ancora esclusi;
come educare i singoli consumatori a pratiche di contenimento dei consumi d’acqua.
Di conseguenza:
La prima sfida richiede politiche di gestione della domanda d’acqua atte a ridurne gli sprechi e il cattivo utilizzo; lo sviluppo di valore aggiunto attraverso una maggiore efficienza nell’irrigazione e nell’utilizzo d’acqua per le industrie e le aree urbane e la coniugazione di bisogni socio-economici con la riduzione dei costi. Ciò richiede anche la gestione integrata dei bacini di raccolta e degli ecosistemi delle zone umide ed una crescita dell’approvvigionamento d’acqua, in particolar modo attraverso lo sviluppo di fonti d’acqua non convenzionali.
La seconda sfida richiede la realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio riguardanti l’accesso all’acqua potabile e le misure igieniche.
La terza sfida rende necessario il consolidamento delle partnership con gli utenti d’acqua locali, con gli organi di gestione delle risorse idriche. Richiede, inoltre, campagne per una maggiore sensibilizzazione sul giusto utilizzo dell’acqua.
Alcuni paesi, sia del nord che del sud, hanno iniziato ad adottare una gestione dell’acqua più efficiente, come stabilito al Summit di Johannesburg. L’Unione Europea, la cui componente mediterranea rappresenta un quadro di cooperazione che conduce al raggiungimento dei MDG nella regione, ha lanciato una iniziativa per l’acqua.
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Gruppo di lavoro n.2:
Garantire la gestione sostenibile dell'energia e mitigare e adattarsi agli effetti dei cambiamenti climatici
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Il consumo d'energia dei paesi mediterranei, fortemente dipendenti da carburanti fossili, è più che raddoppiato negli ultimi 30 anni.
Molti paesi hanno introdotto una politica dei prezzi e strutture di imposta che non contribuiscono al risparmio energetico. Inoltre, vi è una insufficiente promozione dell’utilizzo di fonti rinnovabili di energia. Se tale tendenza dovesse continuare, il contributo mediterraneo all'ammontare totale delle emissioni di gas responsabili dell'effetto serra, potrebbe crescere dal 7% al 9%.Inoltre, la dipendenza energetica della regione potrebbe aumentare in modo considerevole.
Tale situazione è tanto più spiacevole in quanto il Mediterraneo risulta essere un’eco-regione particolarmente vulnerabile al cambiamento di clima, con un potenziale significativo per l'energia rinnovabile proveniente da fonti naturali (sole, vento, ecc.) e inoltre, una regione che potrebbe trarre notevoli vantaggi, sotto forma di risparmio energetico, da un uso razionale dell’energia. Politiche attente a questi orientamenti incoraggerebbero il progresso tecnologico, creando nuove opportunità d'impiego e aumentando la produttività. L'implementazione decisa della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici e del relativo Protocollo di Kioto, da parte dei paesi che hanno già ratificato e da parte di quelli che lo faranno in futuro, determinerebbe benefici locali e globali sia di breve che di lungo periodo, in particolare consolidando la cooperazione regionale e finanziando progetti di sviluppo sostenibile nei paesi mediterranei e del Mar Nero in via di sviluppo.
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Gruppo di lavoro n.3:
Garantire la mobilità sostenibile attraverso la gestione appropriata dei trasporti
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Il bisogno del trasporto di passeggeri e merci sta crescendo più velocemente del tasso di crescita economica e demografica. Alla luce di tali tendenze, i sistemi di trasporto non sono più sostenibili nel lungo periodo. L'utilizzo del trasporto marittimo, sia a lunga distanza che litoraneo, si sta espandendo in maniera considerevole e da ciò derivano un maggior tasso di inquinamento e un aumento delle probabilità di incidenti. I collegamenti fra le due sponde del Mediterraneo enel Bacino del Mar Nero sono generalmente poco razionali e competitivi. Il trasporto terrestre è dominato dal traffico su gomma, che copre l'88% del traffico passeggeri e l'82% di quello delle merci.
Visto che si tratta di un terzo del consumo totale di energia, il trasporto nei paesi del nord è uno dei maggiori contribuenti di emissione di gas responsabili dell’effetto serra e dell’inquinamento. I costi di congestione del traffico stanno costantemente crescendo. Le tendenze in rapporto ai trasporti nei paesi del sud destano le medesime preoccupazioni. Queste ultime sono spesso aggravate da sistemi di investimento pubblico, da sussidi e tassazioni che accordano preferenze alla mobilità basata sull'uso privato degli automezzi e delle strade, piuttosto che a forme collettive di trasporto.
Nonostante sollevino questioni difficili, tali tendenze potrebbero essere gestite in maniera sostenibile se fossero applicate appropriate politiche, regionali e nazionali. Alcuni paesi e un numero crescente di autorità locali hanno adottato politiche che promuovono una gestione più sostenibile del trasporto. Gli standard obbligatori per gli autoveicoli sono in via di applicazione nell'Unione Europea, incoraggiando i miglioramenti tecnologici. Inoltre, sono stati conseguiti risultati promettenti grazie agli esperimenti condotti con successo nella combinazione di trasporto marittimo, ferroviario e su gomma.
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Gruppo di lavoro n.4:
Promuovere il turismo sostenibile
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Il Mediterraneo, con analoghe possibilità il bacino del Mar Nero è la regione turistica mondiale per eccellenza. Il turismo è la maggiore industria nella regione, sia in termini occupazionali che di introiti e si basa principalmente sul modello del resort estivo stagionale.
L’intensa competitività tra le diverse destinazioni turistiche è aggravata dal giro d’affari dei maggiori tour operator e dalla mancanza di capacità, a livello locale, di controllare le tendenze non sostenibili nello sviluppo del turismo. Ciò ha condotto ad una standardizzazione nella fornitura di strutture turistiche, a uno sviluppo non sufficientemente controllato e a una perdita di qualità, sia in destinazioni di vecchia fondazione, che in quelle in rapido sviluppo. Tale situazione è stata incoraggiata da politiche pubbliche che enfatizzano il numero dei turisti e lo sviluppo delle relative infrastrutture, piuttosto che dar valore al potenziamento della diversità mediterranea e allo sviluppo culturale e sociale. Nonostante il turismo sia importante per l’economia di molti paesi, i benefici sono distribuiti in maniera diseguale e l’impatto ambientale negativo sui trasporti, l’aumento dell’inquinamento acustico e della produzione di rifiuti, l’occupazione di aree, il degrado dei paesaggi, delle coste e degli ecosistemi non sono presi in considerazione nelle statistiche economiche nazionali relative al turismo.
Circa 637 milioni di turisti (internazionali e non) sono attesi nella regione entro il 2025; ciò significa un incremento di 270 milioni di persone rispetto al 2000. Circa la metà di questisoggiornerà nelle regioni costiere. Anticipando questi flussi, esiste una vera opportunità di influenzare il turismo internazionale e non e di incoraggiare uno sviluppo verso un turismo culturale, rurale e più responsabile, che potrebbe favorire le aree interne e le città, e risolvereparte delle questioni ambientali, come la tutela delle coste e dei siti storici.
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Gruppo di lavoro n.5:
Promuovere lo sviluppo agricolo e rurale sostenibile
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Nei paesi del Mediterraneo settentrionale, l'agricoltura tende ad essere concentrata in pianura o nei terreni collinari e ad essere basata sull'irrigazione. Tuttavia, generalmente, l'acqua non è usata in maniera efficiente. La si usa, di frequente, in modo eccessivo e spesso è inquinata o salinizzata. Sempre più spesso terreni agricoli di qualità vengono perduti a causa dello sviluppo urbano. Le zone dell'entroterra nei paesi sviluppati e in particolar modo le aree montane, sono state abbandonate in maniera massiccia nel secolo passato, con conseguenze ambientali che portano una maggiore vulnerabilità alle inondazioni e agli incendi, oltre che alla perdita della biodiversità. In queste aree, vi è stata una diminuzione delle attività tradizionali e il livello di servizi pubblici è basso. I benefici, invece, sono tratti dalla crescita del turismo, da un'economia residenziale e da prodotti agro-alimentari locali. Ad ogni modo, i loro paesaggi sono spesso a rischio di degrado ed è probabile che si tratti di una situazioneirreversibile. L'agricoltura nei paesi meridionali ed orientali gioca ancora un ruolo rilevante a livello economico e sociale, anche se la produttività è generalmente bassa e poca importanza viene accordata ad una gestione efficiente e sostenibile dell'acqua e delle risorse del suolo. Nonostante l'emigrazione, gli abitanti rurali, ancora numerosi, sono per lo più poveri e con un basso livello di istruzione. Le donne che abitano in campagna, che svolgono la maggior parte del lavoro dei campi, sono ancora socialmente emarginate ed hanno un accesso limitato a strumenti economici e finanziari. Le risorse naturali sono state sfruttate in maniera considerevole con risultati drammatici in termini di deforestazione, erosione, insabbiamento delle dighe, controllo ridotto del deflusso dell'acqua, desertificazione e perdita irreversibile della biodiversità. Per questo, l'emigrazione è vista come la soluzione principale ad una situazione di povertà persistente.
Le considerevoli differenze esistenti nei livelli di produttività agricola fra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo e fra agricoltura moderna e agricoltura di sussistenza, stanno ulteriormente aumentando.Più info... |
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Gruppo di lavoro n.6:
Promuovere lo sviluppo urbano sostenibile
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Nei paesi del Mediterraneo settentrionale si prevede che le dimensioni della popolazione urbana si stabilizzino. Comunque, nella maggior parte dei casi, i principi dello sviluppo sostenibile non sono presi in considerazione nello sviluppo urbano, come dimostrato dall'estensione eccessiva delle aree urbane, dal livello eccessivamente alto dei consumi di energia e di spazi mal utilizzati, dall'alta e crescente produzione di rifiuti urbani, dai costi
crescenti e dal disagio della congestione del traffico, oltre che dalla pericolosa perdita di coesione sociale nelle aree urbane.
Nei paesi del Mediterraneo meridionale e orientale e in quelli del Mar Nero i temi inerenti le città non sono meno critici.
In 20 anni, si suppone che ci saranno circa 82 milioni di abitanti in più in questi paesi, almeno un terzo dei quali ubicati nelle aree urbane costiere. Se non controllati, questi tassi di crescita potranno solo aggravare i problemi attuali, di per sé già allarmanti, come mostrano i bassi livelli di coesione sociale, la crescita della povertà, l'espansione di insediamenti irregolari - che a volte costituiscono più del 60% delle aree costruite di recente- i livelli crescenti di inquinamento dell'aria, l'approvvigionamento inadeguato di acqua pulita, la gestione inefficiente d'acqua e gli effetti accumulati di questi fattori sulla salute della popolazione. Inoltre, i problemi sembra vadano sempre peggiorando con gli attuali cambiamenti dei modelli di consumo.
Esempi di recupero urbano andati a buon fine su entrambe le sponde del Mediterraneo mostrano l'impatto che le città mediterranee, se opportunamente gestite, possono avere sullo sviluppo sostenibile. Gli sforzi che sono attualmente stati portati avanti sono comunque lontani dall'essere sufficienti.
Sembra che meno di 600 aree urbane abbiano sottoscritto l’impegno nell’applicare i procedimenti dell’Agenda 21. I motivi rispecchiano, in particolare, le limitate capacità tecniche e finanziarie delle città nei paesi in via di sviluppo, soprattutto città di piccola e media grandezza, e gli insufficienti livelli di cooperazione decentralizzata fra le città del nord e del sud, impedendo l’effettivo collegamento nell’assistenza per la promozione dello sviluppo sostenibile urbano.
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Gruppo di lavoro n.7:
Promuovere la gestione sostenibile delle zone costiere e marittime e
attuazione di un’azione urgente per porre fine al degrado delle zone costiere
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In quanto aree di sviluppo ambite, le zone costiere costituiscono una priorità per numerose attività, nonché uno spazio fragile di grande valore ecologico, sociale e culturale.
L’accumulazione di fattori di stress è considerevole. L’urbanizzazione delle case di villeggiatura, l’abusivismo edilizio e l’edificazione di aree costiere, l’inquinamento da fonti terrestri (che rappresenta più dell’80% dell’inquinamento marino totale), la produzione di rifiuti, l’estrazione di sabbia e di acqua, la gestione inefficiente dei bacini di raccolta, di alcune attività ricreative, le pratiche relative alla pesca e all’acquacoltura e l’invasione di specie esogene sono tutte le risultanti di una spirale di degrado.
Questa situazione sta conducendo al deterioramento dei paesaggi, dei siti culturali e degli standard di vita; all’invasione dell’acqua salata e all’erosione delle coste; alla distruzione delle dune di sabbia, delle zone umide e delle praterie del mare e ad una perdita spesso irreversibile della biodiversità costiera e della fauna marina. I costi umani ed economici, a cui si somma la perdita di lavoro locale, stanno crescendo, come risultato dello sfruttamento eccessivo delle risorse ittiche. Nonostante rappresenti solo lo 0.7% della superficie oceanica della terra, il Mar Mediterraneo sopporta il 30% del traffico marittimo mondiale. L’inquinamento delle navi è principalmente di natura “operativa”, incluso lo scarico illegale di petrolio e di acqua di zavorra. Comunque, malgrado le misure preventive, il rischio di incidenti rimane alto.
E’ necessario prevenire tali tendenze. Senza variazioni nelle politiche, vaste aree urbane interconnesse si svilupperanno nelle regioni costiere e circa il 50% dei 46.000 km del litorale mediterraneo potrebbero essere occupati da agglomerati urbani prima del 2025, paragonati a circa il 40% del 2000. Vi sarebbe una considerevole crescita dei costi del degrado ambientale e una vulnerabilità a rischi, come le inondazioni, gli tsunami e l’inquinamento marino. Esiste anche il rischio di una crescente disparità di reazione fra gli Stati Membri attuali e futuri dell’Unione Europea e quella degli altri paesi.
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